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Francesco-Hayez_Ruth.jpgBalla-Giacomo_Ritratto-allaperto.jpgS.-Lega_Una-madre.jpgCorcos_La-contessa-Carolina-Sommaruga-Maraini.jpgBoccioni_Tre-donne.jpg

Signorini_Lartiglieria-toscana-a-Montechiaro.jpgTommasi_Gli-emigranti.jpg Lojacono-Francesco_Dallospizio-marino.jpg

Lord-Mancini_Route-de-Torre-Annunziata-%C3%A0-Pomp%C3%A9i.jpg72_Signorini_LAlzaia.jpgSignorini_Lartiglieria-toscana-a-Montechiaro.jpg

Hayez_La-distruzione-del-Tempio-di-Gerusalemme.jpgMuzioli_La-vendetta-di-Poppea.jpg Segantini_Pascoli-di-primavera.jpg

OTTOCENTO A FORLÌ

Vittorio Sgarbi partecipa con entusiasmo all'anteprima a Forlì della nuova mostra d'arte intitolata "Ottocento. L'arte italiana tra Hayez e Segantini". Una mo9stra monumentale come l'ha definito lo stesso noto critico d'arte. La mostra forlivese ai Musei San Domenico del 2019 si occupa della grande arte italiana dell’Ottocento nel periodo che intercorre tra l’ultima fase del Romanticismo e le sperimentazioni artistiche del nuovo secolo, tra l’Unità d’Italia e la Grande Guerra. La locuzione attribuita a uno dei protagonisti del nostro Risorgimento, Massimo d’Azeglio, «Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani», rimane in sé un’espressione chiave di riflessione sulla nostra storia: come sia stata costruita e creata l’identità nazionale negli anni che hanno fatto seguito all’Unità d’Italia, come sia stata raffigurata l’autobiografia di una nazione, come gli italiani, prima divisi in diverse realtà politiche, sociali e culturali locali, abbiano vissuto l’aspirazione e la realtà di diventare un solo popolo, condividendo una storia comune. Ricostruire attraverso la pittura e la scultura le vicende dell’arte italiana nel mezzo secolo che ha preceduto la rivoluzione del Futurismo consente di capire criticamente come l’arte sia stata non solo un efficace strumento celebrativo e mediatico per creare consenso, ma anche il mezzo più popolare per far conoscere agli italiani i percorsi esaltanti e contraddittori di una storia antica e recente caratterizzata da slanci comuni e da forti tensioni e divisioni. L’arte è stata un formidabile laboratorio per far conoscere e riscoprire le meraviglie naturalistiche del “bel paese” e quelle artistiche delle città che le esigenze della modernità stavano irrimediabilmente trasformando, per presentare la varietà e il fascino degli usi e costumi delle diverse identità locali, per trasmettere l’eccellenza di tecniche artistiche di epoca rinascimentale, ancora richieste in tutto il mondo. Grazie a una selezione di opere eccellenti le sezioni della mostra forlivese ricostruiranno, attraverso un viaggio immersivo nel tempo e nello spazio, i percorsi dei diversi generi: quello storico, la rappresentazione della vita moderna, l’arte di denuncia sociale, il ritratto, il paesaggio e la veduta, temi culturali e sociali nuovissimi, di impatto popolare e dal significato universale. La varietà dei linguaggi con cui sono stati rappresentati consentiranno di ripercorrere le sperimentazioni stilistiche che hanno caratterizzato il corso dell’arte italiana nella seconda metà dell’Ottocento e alle soglie del nuovo secolo, in una coinvolgente dialettica tra tradizione e modernità. Si passerà dall’ultima fase del Romanticismo e del Purismo al Realismo, dall’Eclettismo storicista al Simbolismo, dal Neorinascimento al Divisionismo presentando i capolavori, molti dei quali ancora da riscoprire, dei protagonisti di quei tormentati decenni. L’esposizione presenta anche una sezione sulla mostra fiorentina "Ritratto italiano dalla fine del secolo XVI all’anno 1861", che a Palazzo Vecchio nel 1911, in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia, propose una straordinaria narrazione di come si fosse delineata l’immagine degli italiani nei secoli precedenti l’unità nazionale, attraverso la testimonianza di un genere meno vincolato alle regole quale il ritratto. Per evocare questa epocale rassegna la mostra ai Musei San Domenico presenterà per la prima volta un confronto tra alcuni capolavori esposti allora a Firenze e i nuovi protagonisti della scena artistica dell’epoca. Questa rassegna si ricollega, per le ambizioni e l’impegno nel riconsiderare sotto un nuovo punto di vista un periodo particolarmente significativo della nostra storia dell’arte, con altre grandi mostre organizzate dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. In particolare quelle dedicate nel 2007 a Silvestro Lega, nel 2013 al Novecento, nel 2014 al Liberty e nel 2015 a Boldini, alternando dunque approfondite ricognizioni monografiche alla esplorazione dei movimenti che hanno caratterizzato l’avvincente confronto tra la tradizione e la modernità, il dialogo tra il passato e il presente. Questo vale in particolare per il mezzo secolo preso in considerazione da questa mostra che va dall’ Unità d’Italia alla Grande Guerra, evento che conclude definitivamente l’Ottocento. Oggetto di un’indagine mai tentata prima sono dunque anni esaltanti e tormentati che hanno visto gli intellettuali e gli artisti impegnarsi sul fronte comune della nascita di una nuova coscienza unitaria, di un’identità nazionale che rispecchiasse l’avvenuta unificazione politica del Paese. Come la letteratura, dominata da Carducci, Pascoli e D’Annunzio grandi interpreti dell’orgoglio e delle aspirazioni nazionali, e la musica, che con Verdi, Puccini e Mascagni ha saputo esprimere le grandi passioni proiettate nella storia come nella contemporaneità, anche le arti figurative, ed in particolare la pittura la cui presenza è dominante anche se in un affascinante dialogo con la scultura, sono state un formidabile strumento di aggregazione. Hanno esplorato infatti nuovi territori tra l’esaltante mitizzazione della storia, la memoria delle recenti lotte risorgimentali, viste come una grandiosa epopea popolare, e la dolorosa testimonianza del presente caratterizzato da forti tensioni sociali. Per capire le attese, le speranze, le delusioni di un paese che ancora profondamente diviso antropologicamente, economicamente, socialmente e culturalmente, faticava a stare unito, la mostra propone un confronto, finora mai tentato, tra le esperienze dei movimenti più sperimentali che, come i Macchiaioli e i Divisionisti, si sono espressi come un’alternativa alla cultura figurativa dominante e la cosiddetta arte “ufficiale” che è stata invece, nel bene e nel male, non solo un formidabile strumento celebrativo e di propaganda, ma anche e soprattutto il mezzo più efficace e popolare – diremmo meglio “nazional popolare” – per fare conoscere agli italiani i percorsi appassionanti e contradditori di una storia antica e recente caratterizzata da aspirazioni e slanci comuni, ma anche da drammatiche tensioni e divisioni. Per scoprire, fuori dallo spazio alienante delle grandi città che le esigenze della modernità stavano cambiando irrimediabilmente, i paesaggi intatti del “bel paese” caratterizzato da una diversità che continuava ad attirare i viaggiatori stranieri. Per celebrare i fasti della vita moderna, che verranno proiettati nel mito della Belle Époque. Per denunciare infine la drammatica condizione delle classi subalterne e rivelare le ingiustizie della società, attraverso la rappresentazione delle sconfitte e dei sentimenti dei vinti, degli emarginati. Attraverso una selezione di opere diventate iconiche, soprattutto quelle presentate, premiate, acquistate dallo Stato e dagli enti pubblici, ma anche oggetto di dibattito e di scandalo, alle grandi Esposizioni Nazionali, da quella di Firenze del 1861 a quelle che tra Roma, Torino e Firenze (le tre città che erano state capitali) hanno celebrato il cinquantenario dell’Unità, le dieci sezioni della mostra ricostruiscono i percorsi dei diversi generi, da quello storico, alla rappresentazione della vita moderna, dall’ arte di denuncia sociale, al ritratto, al paesaggio. In un emozionante racconto epico affidato soprattutto alle opere di grande formato, mai movimentate prima, ci vengono incontro temi di impatto popolare e dal significato universale risolti nel cortocircuito visivo di capolavori indimenticabili. La varietà dei linguaggi con cui sono stati rappresentati consentono di ripercorrere un periodo di grandi trasformazioni della visione, dallo splendido tramonto del Romanticismo all’ affermazione del Purismo e del Realismo, dall’Eclettismo storicista al Simbolismo, dalla “rivoluzione” dei Macchiaioli alle sperimentazioni estreme dei Divisionisti. Emergono con i loro capolavori i protagonisti di quei tormentati decenni, pittori come Hayez, Domenico e Gerolamo Induno, Pompeo Molmenti, Faruffini, Cesare Maccari, Muzzioli, Costa, Fattori, Signorini, Lega, Lojacono, Patini, De Nittis, Boldini, Zandomenenghi, Corcos, Tito, Mancini, Previati, Morbelli, Pellizza da Volpedo, Michetti, Segantini, Sartorio, Balla, Boccioni, e scultori come Vela, Cecioni, Bazzaro, Butti, Monteverde, Gemito, Troubetzkoy, Bistolfi, Canonica. Anche se sarà poi la straordinaria occasione di far finalmente conoscere al grande pubblico tanti altri artisti sorprendenti, oggi ingiustamente trascurati o dimenticati. In un percorso coinvolgente, anche per la particolarità e la qualità dell’allestimento, la scena muta continuamente riservando al visitatore non poche sorprese, nell’ incontro inatteso e ravvicinato con un Ottocento mai visto. Dai capolavori dell’ ultimo dei Romantici, il vecchio e glorioso Hayez, interprete degli slanci della giovinezza, di una bellezza senza tempo e delle passioni del Medioevo, si passa alla potenza visionaria del teatrale Otello di Molmenti, del finalmente visibile Valentino a Capua di Previati, un immenso dipinto leggendario come le epiche battaglie risorgimentali evocate dai lombardi Induno e Faruffini e dal meridionale Cammarano, presente con un quadro entrato nell’ immaginario degli italiani come la strepitosa e travolgente Breccia di Porta Pia. L’epica dei vinti, resa universale dal Signorini dell’Alzaia e dalla dolorosa attualità degli Emigranti di Tommasi, appare placarsi nella dolcezza di un quadro mitico e amatissimo come le Due madri e nei solenni paesaggi alpini, come quello monumentale di Alla stanga, che fanno di Segantini, celebrato da D’Annunzio, il genio che nei suoi occhi “umili e degni” è riuscito a rendere l’ “infinita bellezza” della natura. Quella natura che ci rivela il suo mistero in quello struggente capolavoro finale, misterioso come certi versi del Pascoli simbolista, che è Lo specchio della vita di Pellizza da Volpedo. Dato il rilevo nazionale e internazionale dell’evento, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha deciso di donare una parte del biglietto della mostra alla raccolta fondi che Mediafriends, attraverso l’iniziativa Fabbrica del Sorriso, dedica anche quest’anno al sostegno dei bambini. Si è voluto abbinare la bellezza di una esposizione d’arte di grande prestigio alla salvaguardia del futuro dei più piccoli, sapendo che un importante evento come la mostra forlivese possiede tutte le qualità per sensibilizzare l’opinione pubblica oltre che su un tema culturale di indubbio valore anche su quello della solidarietà sociale. La Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ringrazia gli altri soggetti privati partner dell’iniziativa: IMA, Luxury Living. "Ottocento. L'arte italiana tra Hayez e Segantini". Musei San Domenico, piazza Guido da Montefeltro, Forlì. Mostra a cura di Fernando Mazzocca e Francesco Leone. Direzione generale Gianfranco Brunelli. Progetto di allestimento a cura di Studio Lucchi e Biserni , Forlì - Wilmotte et Associés, Parigi. Orari: dal martedì a venerdì: 9,30 - 19,00; sabato, domenica e giorni festivi: 9,30 - 20,00; la biglietteria chiude un'ora prima. Lunedì chiuso (22 e 29 aprile aperture straordinarie). Prezzi: interi 12,00 euro; ridotti 10,00 euro; speciale 5,00 euro (per scolaresche delle scuole primarie e secondarie, dai 6 ai 14 anni). Dal 9 febbraio al 16 giugno 2019.