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LE REGOLE PER VIAGGIARE

Avrò preso tutto?», è la fatidica domanda una volta chiusa la valigia. Oggi più che mia ancora più importante. Perché Paese che vai, regole Covid che trovi. E tra la crema solare e la Settimana Enigmistica diventa fondamentale preparare tutti i documenti necessari per visitare il Paese prescelto. In primis, il greenpass, il lasciapassare per poter varcare i confini, utilizzabile dall'1 luglio e che per il momento ha una validità di nove mesi per chi ha completato l'intero ciclo vaccinale. Mentre per chi ha ricevuto solo la prima dose è utilizzabile fino al richiamo. In ogni caso, per chi non può ancora disporre del passaporto vaccinale, è comunque sufficiente esibire un test che dimostri la negatività al Covid effettuato entro tre giorni dalla partenza. Nella maggior parte dei casi, abbiamo detto, perché il solo pass (certificato o test che sia), in alcuni Paesi potrebbe, comunque, non bastare. Dalla Grecia al Marocco, dalla Spagna alla Croazia, ecco le regole delle mete turistiche. a Grecia, per prima, ha dato priorità al turismo nella lotta contro il Coronavirus, avviando la campagna delle isole Covid-free e immunizzando, tra i primi, chi lavora nel settore. Oggi la Grecia conta non più di duemila casi al giorno mentre quasi il 28% della popolazione è vaccinato. Fino al 30 giugno, data in cui entra in vigore il Pass europeo, gli italiani potranno andare in Grecia senza la necessità di una motivazione.Cosa serve per entrare: dimostrare di essere vaccinati (ciclo vaccinale completato da almeno 14 giorni); avere effettuato un test molecolare di tipo PCR-RT nelle 72 ore precedenti al viaggio; mostrare un certificato di guarigione da Covid-19 negli ultimi 9 mesi; aver compilato il Passenger Locator Form prima di partire, in cui si forniscono informazioni sul luogo di provenienza, durata dei soggiorni precedenti e indirizzo del proprio soggiorno in Grecia. La normativa vale anche per i minori al di sopra dei cinque anni. Cosa si può fare in Grecia: il coprifuoco scatta ovunque alle 00.30 e dura fino alle 5:00; i siti archeologici all’aperto accolgono con gioia i turisti già dall’inizio della primavera; dal 3 maggio si può consumare in bar e ristoranti, ma solo all’aperto e in massimo 6 persone a tavolo; dal 14 maggio hanno riaperto tutti i musei; dal 22 maggio inizierà la stagione del cinema all’aperto. Per rientrare in Italia: bisogna mostrare un certificato negativo di un tampone molecolare o antigenico effettuato 48 ore prima dell’arrivo; se non si ha a disposizione un certificato negativo, diventa obbligatorio un periodo di isolamento fiduciario per 10 giorni (con relativo tampone alla fine del periodo). Anche la Spagna è stata tra i primi paesi ad riaprire al turismo, che vale un quarto di Pil. Al momento però, le restrizioni valgono anche per chi ha già ricevuto due dosi di vaccino. Cosa serve per entrare: un test molecolare (PCR) Covid non più vecchio di 72 ore dall’esito; non sono ammessi i test rapidi, nemmeno per le Canarie. L’obbligo di portare con sé il certificato negativo di un tampone non si applica ai bambini di età inferiore ai 6 anni. Per rientrare in Italia: bisogna mostrare un test molecolare (PCR) Covid non più vecchio di 72 ore dall’esito; se non si ha a disposizione un certificato negativo, diventa obbligatorio un periodo di isolamento fiduciario per 10 giorni (con relativo tampone alla fine del periodo). Cosa si può fare in Spagna: da maggio abolito il divieto agli spostamenti interni; in alcune località resta in vigore la limitazione negli orari di chiusura dei locali e nel numero di commensali (ma si prevede che per fine giugno gli orari saranno liberalizzati); resta quasi ovunque l’obbligo di mascherina all’aperto. In Portogallo il 31,2% della popolazione ha ricevuto almeno la prima dose, e la campagna vaccinale procede, non veloce ma senza intoppi. Il 1° maggio il governo aveva dichiarato lo «stato di calamità» che cesserà il 30 maggio, seguito da una riapertura in quattro fasi. Ma confortati dai dati - e dall’apertura ai viaggi del governo inglese, che ha causato migliaia di prenotazioni in poche ore - i portoghesi si preparano a un’estate quasi normale. Cosa serve per entrare: un test molecolare con risultato negativo realizzato entro le 72 ore precedenti al viaggio. Esentati i bambini al di sotto dei 24 mesi. Per rientrare in Italia: bisogna mostrare un certificato negativo di un tampone molecolare o antigenico effettuato 48 ore prima dell’arrivo; se non si ha a disposizione un certificato negativo, diventa obbligatorio un periodo di isolamento fiduciario per 10 giorni (con relativo tampone alla fine del periodo). In Croazia solo l’8% dei cittadini è vaccinato, e solo il 26% ha ottenuto la prima dose. Ma il turismo è fondamentale (rappresenta il 20% del Pil) tanto che il governo moltiplica gli inviti a venire in vacanza in Croazia ma «responsabilmente». Cosa serve per entrare: fornire prova di una guarigione dal Covid (tampone positivo vecchio di almeno 11 giorni, seguito da uno negativo); essere stati completamente vaccinati da almeno 14 giorni; avere eseguito nelle ultime 72 ore un tampone, con esito negativo. Cosa si può fare in Croazia: restano obbligatorie le mascherine in tutti gli spazi chiusi e anche negli spazi aperti dove non è possibile garantire una distanza di almeno 1,5 metri; bar e ristoranti lavorano solo con tavoli all’aperto (eccezione: i ristoranti degli hotel); coprifuoco alle 22; quasi tutti i musei sono aperti; le discoteche sono chiuse; aperte le spiagge e le terme; dal 4 giugno, per regolare l’accesso negli spazi chiusi, il governo lancerà una app con un codice Qr che fungerà da «passaporto sanitario». Per rientrare in Italia: bisogna mostrare un certificato negativo di un tampone molecolare o antigenico effettuato 48 ore prima dell’arrivo; se non si ha a disposizione un certificato negativo, diventa obbligatorio un periodo di isolamento fiduciario per 10 giorni (con relativo tampone alla fine del periodo). Parigi e la Francia sono ritornati alla vita con il presidente Emmanuel Macron che si è concesso un caffé "en terrasse" e il governo che cerca di attrarre i turisti promettendo un’estate relativamente sicura e spensierata. Tanto che il ministro degli Affari europei, Clement Beaune ha annunciato che a tutti turisti stranieri verrà offerto il test PCR gratuito per fare ritorno nei Paesi di origine. Cosa fare per entrare: chi è un soggetto vaccinato o non vaccinato, deve presentare un certificato negativo di un tampone molecolare effettuato 72 ore prima dell’arrivo. L’obbligo di portare con sé il certificato negativo di un tampone non si applica ai bambini di età inferiore agli 11 anni. Cosa si può fare in Francia: da mercoledì 19 maggio, i bar e ristoranti sono aperti e possono accogliere i clienti solo nei tavolini all’aperto e in gruppi di non più di sei persone; coprifuoco spostato alle 21; aperti negozi, cinema, teatri e musei; a partire dal 9 giugno sarà possibile rimanere fuori casa fino alle 23 e riapriranno le sale interne di bar e ristoranti, oltre alle palestre; dal 17 giugno sarà possibile visitare il palazzo di Versailles, l’abbazia di Mont Saint Michel e Disneyland; a partire dal 30 giugno non sarà più in vigore il coprifuoco e molte misure restrittive saranno cancellate ma rimarrà l’obbligo del distanziamento sociale, l’uso delle mascherine e la capacità limitata di musei, bar, ristoranti e negozi; dal 30 giugno via libera a festival e concerti sia pure con la richiesta di esibire il pass sanitario negli eventi con più di mille persone. Per rientrare in Italia: bisogna mostrare un certificato negativo di un tampone molecolare o antigenico effettuato 48 ore prima dell’arrivo; se non si ha a disposizione un certificato negativo, diventa obbligatorio un periodo di isolamento fiduciario per 10 giorni (con relativo tampone alla fine del periodo). L'arcipelago ha raggiunto l'obiettivo di avere vaccinato il 50% della popolazione ed è pronto per la stagione estiva. Dal 1° giugno Malta dovrebbe cominciare ad accogliere i turisti vaccinati senza l’obbligo di quarantena o tampone per entrare nel Paese. Cosa fare per entrare: aver ricevuto le dosi di vaccino richieste (a seconda del tipo di ciclo vaccinale) e aver fatto passare 14 giorni dalla fine della vaccinazione (dal 1° giugno); oppure presentare un certificato negativo di un tampone molecolare effettuato 72 ore prima dell’arrivo; compilare un documento con il quale dichiareranno i loro spostamenti nei 30 giorni precedenti. Per rientrare in Italia: bisogna mostrare un certificato negativo di un tampone molecolare o antigenico effettuato 48 ore prima dell’arrivo; se non si ha a disposizione un certificato negativo, diventa obbligatorio un periodo di isolamento fiduciario per 10 giorni (con relativo tampone alla fine del periodo). Dal 13 maggio 2021, la Germania ha cominciato ad accogliere i turisti vaccinati senza l’obbligo di quarantena o tampone per entrare nel Paese. La Germania ha però stilato una lista di aree a rischio dove circolano le varianti del Covid-19: se si proviene da una di queste zone, o se si ha transitato al loro interno, allora vengono applicate ulteriori restrizioni (e potrebbe anche venire vietato l’ingresso). Cosa fare per entrare: aver ricevuto le dosi di vaccino richieste (a seconda del tipo di ciclo vaccinale) e aver fatto passare 14 giorni dalla fine della vaccinazione; oppure presentare un certificato negativo di un tampone. Il tampone può essere antigenico (rapido) o molecolare e deve essere effettuato nelle 48 ore precedenti l'ingresso in Germania (nel caso dell'antigenico; nelle 72 ore precedenti, nel caso del molecolare PCR); dimostrare l’avvenuta guarigione: si considera guarito chi è risultato positivo a un tampone non meno di 28 giorni e non più di 6 mesi prima. L’obbligo di dimostrare la vaccinazione, la guarigione dal Covid oppure un tampone con esisto negativo, non si applica ai bambini di età inferiore ai 6 anni. La documentazione sulla vaccinazione, la guarigione o l'esito del tampone può essere scritta in italiano (oltre che in tedesco, inglese, francese e spagnolo). Per rientrare in Italia: bisogna mostrare un certificato negativo di un tampone molecolare o antigenico effettuato 48 ore prima dell’arrivo; se non si ha a disposizione un certificato negativo, diventa obbligatorio un periodo di isolamento fiduciario per 10 giorni (con relativo tampone alla fine del periodo). La Danimarca ha cominciato ad accogliere i turisti vaccinati dal 1° di maggio, senza l’obbligo di quarantena o tampone per entrare nel Paese. Chi è un soggetto non vaccinato, dovrà rispettare determinate misure a seconda del Paese da dove parte. La Danimarca usa, infatti, una classificazione a tre colori: giallo, arancione e rosso. In tutti e tre i casi, viene richiesto di effettuare un tampone all’arrivo in Danimarca. Per la partenza invece, se si parte da un Paese considerato giallo, non viene richiesto un tampone prima della partenza. Invece, partire da un Paese arancione o rosso, richiede un certificato negativo di un tampone molecolare effettuato 48 ore prima dell’arrivo in Danimarca. Da notare che chiunque parta da una Paese considerato rosso, si deve sottoporre alle restrizioni per soggetti non vaccinati (anche se si è vaccinati). Dal 14 maggio 2021, l‘obbligo di portare con sé il certificato negativo di un tampone non si applica ai bambini e ragazzi di età inferiore ai 15 anni. Cosa serve per entrare: aver ricevuto le dosi di vaccino richieste (a seconda del tipo di ciclo vaccinale) e aver fatto passare 14 giorni dalla fine della vaccinazione. Attenzione: se però sono passati più di 180 giorni dalla vaccinazione, non si viene più considerati come soggetti vaccinati e vengono applicate tutte le restrizioni richieste ai viaggiatori non vaccinati; pesentare un test negativo (PCR o antigenico sono entrambi accettati) effettuato nelle 48 ore precedenti l'inizio del volo diretto in Danimarca o l'accesso via terra nel Paese, cui deve far seguito un ulteriore test rapido subito dopo l'arrivo ed un periodo di auto-isolamento di 10 giorni, che può essere ridotto a 5/6 giorni, sottoponendosi ad un altro test molecolare PCR almeno quattro giorni dopo l'arrivo nel Paese. Per rientrare in Italia: bisogna mostrare un certificato negativo di un tampone molecolare o antigenico effettuato 48 ore prima dell’arrivo; se non si ha a disposizione un certificato negativo, diventa obbligatorio un periodo di isolamento fiduciario per 10 giorni (con relativo tampone alla fine del periodo). Anche la Slovenia a cominciato ad accogliere i tursiti vaccinati senza l’obbligo di quarantena o tampone per entrare nel Paese. Cosa serve per entrare: bisogna aver ricevuto le dosi di vaccino richieste (a seconda del tipo di ciclo vaccinale). A seconda del tipo di vaccino ricevuto bisogna però far passare un determinato numero di giorni dalla fine del ciclo vaccinale; presentare un certificato negativo di un tampone molecolare effettuato 48 ore prima dell’arrivo. Per rientrare in Italia: bisogna mostrare un certificato negativo di un tampone molecolare o antigenico effettuato 48 ore prima dell’arrivo; se non si ha a disposizione un certificato negativo, diventa obbligatorio un periodo di isolamento fiduciario per 10 giorni (con relativo tampone alla fine del periodo). Cosa si può fare in Slovenia: aperti gli alberghi e gli altri impianti turistici con più di 60 stanze (che potranno però mettere a disposizione il 50 per cento delle camere disponibili); cibi e bevande si possono servire anche negli spazi chiusi dei locali di ristorazione e non soltanto sulle terrazze. L’Austria ha riaperto al turismo dal 19 maggio. Però, attualmente, sono in vigore restrizioni anche per ii vaccinati. Cosa fare per entrare: presentare un certificato negativo di un tampone molecolare effettuato 72 ore prima dell’arrivo in Austria (oppure un test antigenico svolto nelle 48 ore prima dell’arrivo); l’Italia viene considerata fra i Paesi a rischio Covid e quindi, al momento, c’è l’obbligo di una quarantena di 10 giorni, che si può interrompere al quinto giorno effettuando un tampone se negativo; per entrare in Austria, bisogna pre-registrarsi compilando il Pre-Travel-Clearance almeno 72 ore prima dall’arrivo. Per rientrare in Italia: bisogna mostrare un certificato negativo di un tampone molecolare o antigenico effettuato 48 ore prima dell’arrivo; se non si ha a disposizione un certificato negativo, diventa obbligatorio un periodo di isolamento fiduciario per 10 giorni (con relativo tampone alla fine del periodo). ra i Paesi che meglio di tutti hanno portato avanti la campagna vaccinale, il Regno Unito ha riaperto ai turisti dal 17 maggio. Ma qui le regole sono ferree e valgono anche per i viaggiatori vaccinati. Cosa fare per entrare: presentare un certificato negativo di un tampone molecolare effettuato 72 ore prima dell’arrivo. Il tampone deve rispettare i parametri indicati dal Governo Britannico. Inoltre, il certificato negativo deve essere tradotto in inglese, francese o spagnolo e deve essere presente il nome del viaggiatore sul certificato. L’obbligo di portare con sé il certificato negativo di un tampone non si applica ai bambini di età inferiore agli 11 anni; sottoporsi a un periodo di isolamento di 10 giorni, durante il quale vengono effettuati due tamponi: uno il secondo giorno di isolamento, l’altro l’ottavo giorno. Per terminare la quarantena in anticipo, si può effettuare un “Test to Release“, ovvero un tampone al sesto giorno; compilare online il Travel Locator Form nei due giorni precedenti la partenza. Per rientrare in Italia: bisogna mostrare un certificato negativo di un tampone molecolare o antigenico effettuato 48 ore prima dell’arrivo; se non si ha a disposizione un certificato negativo, diventa obbligatorio un periodo di isolamento fiduciario per 10 giorni (con relativo tampone alla fine del periodo). ’Irlanda riapre hotel e strutture dal 2 giugno. Al momento però, non ci sono notizie chiare se i viaggiatori vaccinati dovranno rispettare le stesse restrizioni dei turisti non vaccinati. Cosa fare per entrare: presentare sempre un certificato negativo di un tampone molecolare effettuato 72 ore prima dell’arrivo in Irlanda. Dal 14 maggio 2021, l’obbligo di portare con sé il certificato negativo di un tampone non si applica ai bambini e ragazzi di età inferiore ai 15 anni; sottoporsi alla quarantena: a partire dall'8 maggio, l’Italia è stata rimossa dall'elenco dei Paesi a rischio (categoria 2), ma in ogni caso bisogna sempre rispettare un periodo di quarantena in hotel oppure a casa, da cui però si può uscire facendo un tampone già dal quinto giorno di isolamento. Per rientrare in Italia: bisogna mostrare un certificato negativo di un tampone molecolare o antigenico effettuato 48 ore prima dell’arrivo; se non si ha a disposizione un certificato negativo, diventa obbligatorio un periodo di isolamento fiduciario per 10 giorni (con relativo tampone alla fine del periodo).

 

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PIAZZE IN FESTA 2021

Con Piazze in festa 2021 a Camponogara è al nastro di partenza un nutrito calendario di eventi culturali, tutti rigorosamente dal vivo, che spaziano dal teatro alla musica e alla danza, dal cinema alla presentazione di libri. Pubblico e artisti attendono da tempo questo magico momento per tornare a rincontrarsi, in piena sicurezza secondo le normative vigenti. L’Assessorato alla Cultura del Comune di Camponogara con il Circuito Teatrale Regionale Arteven hanno organizzato in Piazza Mazzini un calendario di cinque appuntamenti che compongono l’atteso grande abbraccio tra gli spettatori e i grandi protagonisti della scena nazionale. Si inizia giovedì 10 giugno con la  Compagnia Naturalis Labor che porta in palcoscenico la forza e la passione del tango dello spettacolo OMAGGIO AD ASTOR, ideazione e coreografie di Luciano Padovani, coreografie di tango di Roland Kapidani e Roberta Morselli, Elisa Mucchi e Mirko Maghenzani, special guest Loredana De Brasi. Con Omaggio ad Astor il coreografo vicentino Luciano Padovani affronta l’autore più conosciuto al mondo, ritenuto il simbolo del tango mondiale, con una creazione legata al suo percorso musicale che gli rende omaggio nel centenario dalla nascita. Le musiche dal vivo sono del Trio Tango Spleen: Mariano Speranza (pianoforte e voce), Francesco Bruno (bandoneon) e Davide Simonelli (violino). Lo spettatore potrà ascoltare e vedere attraverso i corpi dei danzatori molti dei brani più famosi scritti da Piazzolla: da Libertango all’immancabile Oblivion, dalla forza di Escualo alla poesia di Poema Valseado o Romance del Diablo. In scena una serata di grande tango che, grazie ai superbi interpreti e la musica dal vivo, non mancherà di emozionare e stupire il pubblico. Sempre in Piazza Mazzini giovedì 24 giugno si recupera un appuntamento dell’interrotta Stagione Teatrale 2019/2020: MUSICA NUDA IN CONCERTO con Petra Magoni (voce) e Ferruccio Spinetti (contrabbasso). Fu un incontro voluto dal destino a far incontrare Petra Magoni (voce) e Ferruccio Spinetti (contrabbasso). Cantante solista con all’attivo già quattro album, nel gennaio 2003 Petra Magoni aveva in programma un mini-tour in alcuni piccoli club della “sua” Toscana con un amico chitarrista. Il giorno del primo concerto, quest’ultimo si ammala. Petra, invece di annullare la data, chiede a Ferruccio, già contrabbassista degli Avion Travel, di sostituirlo all’ultimo minuto. Il concerto ottiene un enorme successo. Nel giro di qualche settimana i due artisti mettono insieme un intero repertorio composto dalle canzoni che più amano e di slancio registrano, in una sola giornata, il loro primo album Musica Nuda, titolo che darà poi il nome anche al loro duo. Mercoledì 7 luglio - dopo l’incontro con Mauro Marangoni che presenta il suo libro, ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria – per gli amanti della buona musica arriva il CONCERTO del  Quartetto Palladiano. Protagonisti Stefano Favretto al violino, Teresa Storer al violino,  Giovanna Damiano alla viola e Marta Storer al violoncello, una formazione di giovani strumentisti che si sono brillantemente diplomati nei Conservatori del Veneto e perfezionati presso il Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto sotto la guida dei Maestri Michele Lot, Giorgio Fava, Mario Paladin e Walter Vestidello. Il loro affiatamento è maturato negli anni grazie alla condivisione di diverse esperienze cameristiche ed orchestrali in ambito nazionale ed estero e la loro passione è accompagnata da uno studio accurato ed approfondito del repertorio, frutto di un gusto musicale comune. Il nome è scelto in omaggio al grande architetto veneto perché i suoi componenti sono cresciuti nei territori del Palladio e perché il quartetto d’archi rappresenta in musica il massimo esempio di perfezione geometrica ed architettonica. Il 29 luglio è la volta di Stivalaccio Teatro con l’originale CÈA VENESSIA Odissea nostrana dal NordEst all’Australia, interprete con Stefano Rota, musiche di Enrico Milani e Matteo Mingolfo, testo e regia di Marco Zoppello. Esiste una colonia, nella regione di Lismore, in Australia, fondata nel 1880 da un gruppo di migranti Veneti e Friulani. Il nome con il quale viene tramandata oralmente, di padre in figlio, è Cèa Venessia (piccolo Veneto), perché nel cuore di chi vi arrivò doveva ricordare casa. Il nome che risulta nei documenti è un freddo New Italy, una delle culle dell’emigrazione italiana in Australia. Lo spettacolo racconta di questi migranti - dei Tomè, Nardi, Bellotto, Roder, Antoniolli, Piccoli e tanti altri - dal punto di vista di Giacomo Piccoli, un giovanotto di Orsago partito col cuore gonfio di speranze, con i piedi leggeri di chi corre verso il sole, con la cieca passione di chi ha conosciuto solo la misera e che “no e poi no, è sicuro, la vita può essere meglio di così!”. Il 5 agosto si recupera il secondo appuntamento dell’interrotta Stagione Teatrale 2019/2020: Marina Massironi e Giovanni Franzoni in LE VERITÀ DI BAKERSFIELD di Stephen Sachs, traduzione di Massimiliano Farau e regia di Veronica Cruciani. Due vicende umane lontanissime che si incontrano nello scenario di un’America sempre percorsa da forti divari sociali: Maude, cinquantenne barman disoccupata, scopre che nell'evidente disordine della sua roulotte è celato un presunto quadro di Jackson Pollock. Il compito di Lionel, esperto d'arte di livello mondiale, è quello di fare l'expertise dell'opera che, in caso di autenticazione, potrebbe far cambiare completamente vita alla sua interlocutrice. Nell'incontro tra i due succede che Maude si riveli assai meno sprovveduta di quanto sembra e la posizione di Lionel appaia via via sempre più fragile, in una sorta di ribaltamento di ruoli che conduce all'epilogo... Ispirato da eventi veri, questo dramma comico ed esilarante crea domande vitali su ciò che rende l'arte e le persone veramente autentiche.

 

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JETHRO TULL IN ITALIA

Dopo 17 mesi di assenza dal palco, i Jethro Tull non vedono l’ora di riprendere con i loro concerti dal vivo e sono molto entusiasti di fare tappa anche in Italia. La band prog più amata di sempre sarà il 24 luglio all’Arena Campo Marte di Brescia, il 26 luglio all’Anfiteatro dell’Anima di Cervere (CN), il 29 luglio all’Arena Regina di Cattolica (RN) e il 30 luglio alla Villa Bertelli di Forte dei Marmi (LU). I biglietti per i concerti estivi saranno in vendita sul circuito ufficiale Ticketone dalle ore 10 di giovedì 27 maggio. I Jethro Tull apparvero per la prima volta con questo nome nel 1968 nel famoso Marquee Club di Londra e da lì riuscirono a creare immediatamente un largo seguito, suonando su e già per l’Inghilterra. Il vero successo – anche un po’ a sorpresa – arrivò al Sunbury Jazz e al Blues Festival nell’estate del 1968. I Jethro Tull registrarono e pubblicarono il loro primo album, This Was, con la formazione originale con Anderson, Cornick, Bunker e Abrahams. Dopo la sostituzione di Mick Abrahams con Martin Barre, circa altri 30 musicisti si sono avvicendati nelle fila dei Jethro Tull, marchio che sopravvive fino ad oggi e dura nel tempo: Ian Anderson si esibisce con la band in genere per circa un centinaio di spettacoli ogni anno in tutto il mondo. 

 

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COS'È PF-07321332

La multinazionale americana, infatti, sta mettendo a punto un promettente farmaco in pillole il cui nome in codice è PF07321332, costituito da una molecola antivirale in grado di bloccare la replicazione del virus all’interno del corpo, motivo per cui è definito “inibitore della proteasi”. Ma di cosa si tratta esattamente? "Si tratta di un inibitore di proteasi, somministrabile per via orale ed in grado di inibire la proteina Sars-Cov-2 3CL necessaria per il processo di maturazione e replicazione del virus e da utilizzare al primo segno di infezione. Ha dimostrato una potente attività antivirale in vitro contro Sars-Cov-2 suggerendo un suo potenziale utilizzo nel trattamento del COVID-19. I promettenti dati preclinici hanno condotto ad uno studio di Fase 1 (NCT04756531) finalizzato a valutare, nell’uomo la sua sicurezza, la tollerabilità e la farmacocinetica di PF-07321332": è quanto ha affermato Renato Bernardini, Professore ordinario di farmacologia all'Università di Catania e membro del Consiglio Superiore di Sanità. C'è una cosa che, non essendo farmacologi, non sappiamo: cosa sono gli inibitori della proteasi e cosa significa? "Gli inibitori della proteasi sono una classe di farmaci impiegata efficacemente nel trattamento di alcuni patogeni virali, quali l’HIV o il virus dell’epatite C. Gli inibitori delle proteasi agiscono bloccando degli enzimi virali, chiamati proteasi, coinvolti nella produzione delle proteine necessarie per la replicazione virale", ci ha spiegato Bernardini. Inibendo le proteasi, la replicazione virale subisce una battuta d'arresto: le particelle virali non vengono prodotte, o se prodotte risultano talmente deboli da non poter causare l'infezione. La notizia di questo farmaco anti-Covid, il primo in assoluto ad essere così avanti nella sperimentazione, è stata data da Valentina Marino, direttore medico di Pfizer Italia, pochi giorni fa affermando di essere "alla prima fase della sperimentazione" e che "entro fine anno avremo finito gli studi". "Questo studio di Fase 1, oggi in corso, è un trial clinico condotto su adulti sani che valuta la sicurezza di questo nuovo candidato antivirale - ci ha detto il Prof. Bernardini - La prima delle tre fasi di studio si concluderà a maggio. Se i risultati mostreranno che il farmaco è sicuro, nelle fasi successive se ne valuterà l’efficacia su un gruppo più ampio di individui e se si rivelerà efficace e tollerato, il farmaco potrebbe essere disponibile già entro il 2021". Questo farmaco ha una duplice, fondamentale, importanza: potrà essere utilizzato come terapia orale ed essere prescritto al primo segno di infezione senza richiedere che i pazienti siano ospedalizzati o in terapia intensiva e sarebbe, finalmente, la prima terapia specifica per il Covid-19 che fino a questo momento è stato curato con farmaci già in commercio e "prestati" per l'emergenza. La stragrande maggioranza di quelli sperimentati fino ad ora, infatti, non ha dato grandi risultati (vedi Remdesivir, Idrossiclorochina, Tocilizumab e tanti altri). Proprio con il farmacologo catanese affrontammo il caso del Molnupiravir, promettente farmaco che stava dando ottimi risultati nella sperimentazione animale sui furetti. Che fine ha fatto? "MK-4482/EIDD-2801 (molnupiravir) è il profarmaco disponibile (via orale) dell’analogo nucleosidico N4-Idrossicitidina (NHC), che ha mostrato una potente attività anti-influenzale", spiegandoci che questo farmaco presenta una molecola resa anomala in laboratorio che si sostituisce alla citidina, componente fondamentale per la replicazione del virus. In questo modo, provocherebbe una serie di importanti "errori" fatali per la replicazione del Covid. "In uno studio pubblicato su Nature Microbiology nel dicembre 2020, gli autori hanno documentato l'efficacia di MK-4482/EIDD-2801 nell’attenuare l'infezione da Sars-Cov-2 e nel bloccare la trasmissione del virus nel modello del furetto, animale particolarmente suscettibile all’infezione. Questo studio ha, dunque, identificato MK-4482/EIDD-2801 come promettente candidato per rompere la catena di trasmissione del Sar-Cov-2, in particolare nelle fasi iniziali dell’infezione", ha spiegato il farmacologo. Ma le notizie sono in chiaro-scuro: i trials clinici in corso con l'utilizzo del molnupavir mostano uno scarso successo del farmaco su pazienti ospedalizzati ma una buona risposta nei pazienti in fase iniziale di malattia. "La presentazione del dossier per l’autorizzazione di molnupiravir in uso emergenziale è prevista nella seconda metà del 2021". Non è tutto solo e soltanto Pfizer: anche la ricerca italiana sta mettendo in campo le proprie energie lavorando su un potenziale farmaco che riuscirebbe a bloccare un enzima che favorisce la replicazione del virus e le trombosi. "Blocca entrambi i meccanismi ed evita gli effetti gravi della malattia", fanno sapere dall'Università di Padova che è capo della ricerca. Lo studio clinico è disegnato e coordinato dal prof. Gian Paolo Rossi, Direttore della Unità Operativa di Medicina d’Urgenza e della Scuola di Specializzazione in Medicina d’Emergenza e Urgenza di Padova, e dalla prof.ssa Teresa Seccia ed impiegherà il nafamostat mesilato, un farmaco utilizzato da anni in Giappone come farmaco generico anticoagulante che ha mostrato un ottimo profilo di sicurezza in tutti gli studi finora condotti. "Se le attese saranno confermate il farmaco potrà tenere molti pazienti Covid-19 fuori dalle terapie intensive e salvare molte vite - afferma la prof.ssa Seccia – e potrebbe risultare efficace anche contro le diverse varianti del Covid-19, ma questo lo definiremo meglio nel corso del nostro studio”. Questo farmaco sarebbe utilizzato nella fase intermedia della malattia "per tentare di scongiurare una situazione di trombosi ed embolia grave dei polmoni e di altri organi", ci ha detto il farmacologo. In questo caso, però, la sua applicazione sarebbe unicamente ospedaliera perché va somministrato per via endovenosa. Oltre a quelli già menzionati, abbiamo chiesto al prof. Bernardini se vi sono notizie positive di altri potenziali farmaci anti-Covid “in dirittura d’arrivo” o se è ancora presto. "Altre case farmaceutiche stanno sviluppando un altro inibitore delle proteasi - afferma - Oggi in fase 2, si è rivelato un candidato promettente per il trattamento dei pazienti non ospedalizzati. Il farmaco sembrerebbe ben tollerato. Ora resta da confermare la sua efficacia. Ci sono altri studi su diversi farmaci, ma sono ancora nella fase 1 e bisogna aspettare per capire se potranno accedere o meno alle fasi successive. Per il resto si valuta un possibile riposizionamento di farmaci noti, tra cui baricitinib, colchicina ed altri", conclude.